Il progetto del Palcoscenico della Legalità

e lo spettacolo "Dieci storie proprio così"

“Il palcoscenico della legalità” è un progetto innovativo che al tempo stesso rappresenta un percorso formativo, uno spettacolo itinerante, una sinergia tra teatri, Istituti penitenziari minorili, scuole e società civile.

E’ un progetto nazionale dove la cultura (teatro) diventa strumento di educazione alla legalità che per la prima volta coinvolge le maggiori associazioni ed istituzioni impegnate nell’antimafia in Italia, nel recupero della memoria delle vittime innocenti e nel sostegno delle associazioni che lavorano per il riutilizzo sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata.

Al momento il progetto è attivo in Lombardia, Lazio, Campania e Sicilia con laboratori nelle scuole, laboratori professionali nelle carceri minorili di Airola e Palermo, e con lo spettacolo “Dieci storie proprio così”.

Dieci storie proprio così  è uno spettacolo e parte integrante del e sperimentale di collaborazione tra teatri, istituti penitenziari minorili, scuole e società civile (Il palcoscenico della legalità). Lo spettacolo è nato nel 2012, come opera-dibattito sulla legalità, all’interno della stagione del Teatro di San Carlo di Napoli. Nel 2011 infatti, si è venuto a creare un primo gruppo di lavoro sul tema della responsabilità individuale e collettiva grazie ad una felice collaborazione con la Fondazione Polis (Politiche integrate di Sicurezza per le vittime innocenti di criminalità).

Da un’idea di Giulia Minoli, la ricerca si trasforma in una partitura scenica per il Teatro di San Carlo, scritta da Giulia Minoli ed Emanuela Giordano, regia di Emanuela Giordano. L’approccio al tema, supportato da storie conosciute e sconosciute, non racconta solo storie di vittime, ma fa conoscere soprattutto la realtà delle associazioni, del volontariato, gli esempi di chi, nonostante la paura, lotta contro  il degrado e si attiva per creare delle alternative di lavoro, di impegno, di gestione sana della cosa pubblica.

Il Teatro recupera il suo significato originario di luogo di autocoscienza della comunità. Attraverso la messa in scena dello spettacolo la società civile acquisisce maggiore consapevolezza e diventa parte di un processo collettivo che ne determina un nuovo senso di responsabilità e una presa di posizione che l’individuo singolo non può sostenere.

La tourneè dello spettacolo nel 2016 ha raggiunto circa 30.000 studenti. Il laboratori nelle scuole di Campania, Lazio e Sicilia hanno coinvolto circa 300 classi.

Nel 2017 per la prima volta lo spettacolo “Dieci storie proprio così” è una co-produzione del Teatro Argentina di Roma, Piccolo Teatro di Milano, Teatro Mercadante di Napoli, nell’ottica sempre più concreta di collaborazione.

Nel 2017 il progetto ripartirà con la tourneè della nuova edizione dello spettacolo Dieci storie proprio così  con il debutto al Teatro “Piccolo” di Milano dal 24 al 29 Gennaio 2017, per poi continuare il suo percorso al Teatro di Monfalcone, Teatro Argentina di Roma, Teatro San Ferdinando di Napoli e Teatro Biondo di Palermo in occasione del 23 maggio 2017, in occasione del XXV anniversario delle stragi di Capaci e Via D’Amelio.

Abbiamo incontrato i familiari delle vittime innocenti di mafia, camorra, criminalità e associazioni che sulle terre confiscate alla mafia hanno costruito lavoro, accoglienza, idee. Da questi incontri è nato lo spettacolo, replicato a Milano, Torino e nei teatri dei capoluoghi della Campania, che è diventato strumento di riflessione sul come strutturare un rapporto continuativo e di scambio benefico tra istituzioni (scuole, teatri e carceri) perché insieme si apprenda un nuovo alfabeto civile. Da allora sono stati attivati laboratori nelle scuole e negli Istituti Penali per Minorenni, in cui le tecniche e i linguaggi del teatro sono diventati strumento per ragionare e imparare insieme. Crediamo che anche iniziative come questa, possano contribuire a far rinascere la fiducia nell’avvenire di questo paese.

Li chiamano muschilli, gli spacciatori in calzoncini. Per loro quale futuro? Se non diventano consumatori di eroina, se riescono a sopravvivere è difficile che possano imboccare altre strade che non siano quelle dell’illegalità, dello spaccio, dello scippo, del furto.”


Così scriveva Giancarlo Siani sul quotidiano Il Mattino, nel suo ultimo articolo, prima di essere ucciso. Vorremmo dedicare a Giancarlo e a tutte le vittime della criminalità questo progetto, a loro e a tutti i ragazzi che ancora adolescenti si ritrovano coinvolti nelle maglie di un sistema che semina solo morte ed ignoranza” .

 

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