Il Palcoscenico della Legalità: Negli Istituti Penali

Gli istituti penali per minorenni

 

Negli Istituti Penitenziari Minorili (IMP) il progetto si propone di dare ai detenuti la possibilità di partecipare ad un laboratorio professionale sui mestieri teatrali improntato sul lavoro di squadra, per imparare a lavorare insieme, con disciplina di gruppo, ad un progetto comune. I ragazzi detenuti vengono coinvolti nella scrittura e in tutte le fasi dell’allestimento di uno spettacolo. La scrittura collettiva aiuta ad uscire da percorsi mentali complicati e sofferti, stimolando a ragionare sul significato delle parole.

Da maggio a dicembre 2015 il laboratorio sui mestieri del teatro è stato attivato nell’Istituto Penale per Minorenni di Airola (BN).

Da novembre 2016 il laboratorio è attivo nell’IPM Malaspina di Palermo, in collaborazione con l’Associazione A’ Strummola di Palermo.

Motivo di grande orgoglio per noi tutti è che da luglio 2016, uno dei ragazzi che ha partecipato ai laboratori presso il carcere di Airola, ha collaborato con il Teatro San Carlo ed oggi collabora all’allestimento di tutta la stagione teatrale del NEST Napoli est teatro, teatro di San Giovanni a Teduccio, periferia est di Napoli, partner di progetto, una delle storie raccontate nello spettacolo “Dieci storie proprio così” e che cura ad oggi la parte di formazione artistica/professionale dei minori dell’istituto penitenziario di Airola all’interno de “IL palcoscenico della legalità”.

“Si sa, il tempo in carcere passa diversamente, è un tempo sospeso. Non possiamo avere la certezza di quando usciremo. Chi ci aspetterà fuori (se ci aspetterà)? Cosa faremo della nostra vita? Chi ci darà lavoro e fiducia? eppure non sogniamo altro: uscire, per essere liberi. Ma liberi di fare cosa? Siamo davvero liberi lì fuori? Liberi di scegliere? Il tempo che abbiamo raccontato è quello delle “chiacchiere” che abbiamo fatto tra noi, immaginando un’altalena che è il nostro tempo presente, sospeso, oscillante, tra umori e desideri, confusioni e certezze. La speranza, l’innocenza l’abbiamo raccontata come una fata turchina un po’ avvilita, forse neanche lei crede più alle favole, l’accompagna un grillo parlante che è la nostra buona e scomoda coscienza. Seduta dall’altro lato dell’altalena c’è la realtà che è sempre più complicata, scivolosa. È la realtà di tante, troppe pericolose “tarantelle”, è la realtà dei ragazzi reclusi. Riusciremo a trovare un lieto fine?”

Appunti di “Aspettando il tempo che passa”