Il Palcoscenico della Legalità’ : Nelle Scuole

Il Palcoscenico della Legalità: Laboratori nelle Scuole

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I destinatari diretti del progetto sono studenti  nella fascia di età che va dai 14 ai 18 anni e docenti delle scuole della Lombardia, Lazio, Campania e Sicilia.

Tutti gli studenti coinvolti nei laboratori assisteranno allo spettacolo “Dieci storie proprio così” presso il Teatro della propria regione.

Il percorso prevedere incontri tra studenti, insegnanti e testimoni. A coordinare gli incontri sono gli attori/formatori dello spettacolo che sviluppano il teatro come strumento di educazione alla legalità.

Si utilizzano strumenti atti a stimolare l’ascolto reciproco, la condivisione, la partecipazione, riportando temi apparentemente “astratti” come onestà, legalità e giustizia alla concretezza della vita quotidiana, alle scelte da affrontare, sia come singoli che come membri di una collettività di cui siamo  tutti responsabili.

Il progetto utilizza i linguaggi del Teatro come strumento di sensibilizzazione e formazione. In tutte le regioni coinvolte un gruppo di attori-formatori affronta con gli studenti il concetto di etica e di bene comune attraverso strumenti e pratiche pedagogiche e di gioco collettivo. Viene evidenziato il ritorno positivo di un comportamento rispettoso dei principi etici, in termini di crescita economica e sviluppo sociale. Gli aspetti drammatici che hanno caratterizzato e caratterizzano la lotta alla criminalità organizzata, di qualsiasi matrice si tratti, vengono confrontati con gli esempi di successi ottenuti in termini di impresa, di reazione, di riorganizzazione economica e sociale di un territorio. Vengono analizzate con gli studenti cause ed effetti, ipotesi e obiettivi per riabilitare la collettività minacciata e contaminata da sempre più forti poteri criminali.

Nel 2017 il percorso formativo si arricchisce della naturale collaborazione con l’Università degli Studi di Milano e in particolare con il Corso di Sociologia della Criminalità organizzata di Nando dalla Chiesa.

I° INCONTRO
Attraverso giochi di ruolo, esercizi di concentrazione, di ascolto dell’altro, di condivisione dello spazio e della parola, gli studenti vengono spinti a ragionare su cosa accade se il mio interesse privato diventa l’unica forma di coesistenza umana e quali sono le alternative a questa scelta. Si introducono i temi affrontati nello spettacolo.
II° INCONTRO
A seguito della visione dello spettacolo Dieci storie proprio così, gli studenti vengono coinvolti in un momento di riflessione e dibattito direttamente con gli attori, alla presenza dei testimoni/protagonisti delle storie raccontate nella drammaturgia.

FACCI CASO!
Dopo aver riflettuto su quanto visto in scena e maturato durante il progetto, viene proposto un percorso di approfondimento denominato FACCI CASO!, che ha
l’obiettivo di indirizzare gli studenti a osservare il proprio comportamento quotidiano, quello della propria famiglia, del proprio quartiere, del proprio paese, nell’ottica di assunzione di responsabilità e cittadinanza attiva.

INCONTRO CON GLI INSEGNANTI
Si svolgono attività di gruppo, analizzando insieme il linguaggio drammaturgico e scenico, si introducono i temi affrontati nello spettacolo, le storie e le realtà protagoniste, si utilizzano i linguaggi del teatro come strumento d’indagine e restituzione dei temi trattati. 

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Tutto ruota sempre intorno alla stessa impellente domanda: ma noi cosa possiamo fare? Informarci, parlarne!

Dal diario redatto dagli attori dopo gli incontri di classe nelle scuole

Appena entrati in classe i ragazzi esprimono subito il desiderio di mettere da parte i banchi e ritrovarsi in quel cerchio che se da un lato li espone, dall’altro li fa sentire una comunità.

Attraverso il gioco è impossibile diventare moralisti, le sue regole non te lo consentono.

Tutti sono alla pari perché il gioco ha bisogno di una soluzione pratica, le parole restano impotenti.

Siamo partiti  dalla storia triste di  Gelsomina Verde e siamo finiti a parlare di legalità, responsabilità, del ruolo importantissimo della famiglia, di speranze, di sogni e del rispetto delle regole. Si intuiva che avevano fame di sapere, capire.

Ancora una volta i ragazzi hanno tirato fuori che “certe cose ci succedono ormai senza che ci facciamo più caso”. E poi c’è chi  si  domanda con rabbia  “ma io  che cosa posso fare per cambiare quello che mi sta intorno?”.  Credo che già porsi la domanda sia l’inizio di un percorso.

Un’ora e quaranta passata a parlare di tutto e di niente  per arrivare a quei venti minuti che hanno spazzato via tutto il resto. Proprio come a teatro, quando all’improvviso qualcosa cattura la tua attenzione ed è quello che conta.  I “padroni del caos” si sono trasformati nei pionieri del dibattito affermando con forza ciascuno il proprio pensiero.

Nuovi ragionamenti, pensieri, tante cose da dire e da ridire con altre parole, certezze e dubbi. Una domanda tra tutte: “ma anche i ragazzi delle altre scuole la pensano come noi?”. Come una “speranza” di non essere gli unici, i soli, di non sentirsi abbandonati.

Qualcosa c’è,  freme, ma non si vede,  si nasconde dietro una corazza che comincia a farsi pesante.

Un ragazzo ha detto: “meglio questi incontri che uno spettacolo teatrale, almeno qui posso intervenire e dire la mia mentre a teatro mi annoio, mi sembra che non mi riguarda”.  Speriamo che non lo dica anche di Dieci Storie proprio così ma intanto ha detto la sua.

Dello spettacolo, quasi tutti gli studenti ricordano dei dettagli , chi la lista dei nomi delle vittime innocenti, chi il fotogramma finale di Falcone e Borsellino, chi l’energia e la tensione di alcune scene.

Ci siamo soffermati su quanto sia importante  “coltivarsi “ per avere gli strumenti che un giorno potranno renderci liberi, cittadini consapevoli.