Il Palcoscenico della Legalità: il Progetto



“Il palcoscenico della legalità” è un progetto innovativo che al tempo stesso rappresenta un percorso formativo, uno spettacolo itinerante, un film documentario e una rete di associazioni, una sinergia tra teatri, Istituti penitenziari minorili, scuole e società civile

Il progetto è ad oggi attivo in quattro regioni italiane Lombardia, Lazio, Campania e Sicilia con Piemonte e Calabria in prossima attivazione.

Il progetto nasce nella sua prima forma di spettacolo, Dieci storie proprio così, dall’incontro con decine di familiari di vittime innocenti di mafia, camorra, criminalità e con i responsabili di cooperative e associazioni che sulle terre confiscate alla mafia hanno costruito speranze, lavoro, accoglienza, idee. In seguito a questo primo traguardo, lo spettacolo, replicato a Milano, Torino, nei teatri dei capoluoghi della Campania e in Sicilia, è diventato strumento di riflessione sul come strutturare un rapporto continuativo e di scambio benefico tra istituzioni (scuole, teatri e carceri) perché insieme si apprenda un nuovo alfabeto civile.

Da allora nelle scuole sono stati attivati laboratori propedeutici alla visione dello spettacolo (più di 30.000 gli studenti coinvolti).

E’ un progetto nazionale dove la cultura (teatro) diventa strumento di educazione alla legalità che per la prima volta coinvolge le maggiori associazioni ed istituzioni impegnate nell’antimafia in Italia, nel recupero della memoria delle vittime innocenti e nel sostegno delle associazioni che lavorano per il riutilizzo sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata.











La rete di associazioni che oggi sostiene le varie fasi questo esperimento nasce dalla volontà di Giulia Minoli, con The Co2 Crisis Opportunity onlus, di creare un legame virtuoso di progettualità e collaborazione.

La struttura del progetto:

 

La rete: Università degli Studi di Milano – Corso di Sociologia della Criminalità organizzata, Fondazione Pol.i.s., Libera, Fondazione Giovanni e Francesca Falcone, Centro Studi Paolo Borsellino, Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità, Fondazione Silvia Ruotolo, Italiachecambia.org. Con il patrocinio del Ministero della Giustizia e del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.

 

Progetto educativo nelle scuole:  laboratori nelle scuole rivolti a ragazzi dai 14 ai 18 anni, durante i quali, mediante dinamiche e linguaggi teatrali e giochi di ruolo, gli attori/formatori stimolano la partecipazione e la riflessione dei ragazzi su tematiche legate alla criminalità organizzata; i ragazzi incontrano familiari delle vittime innocenti, testimoni e associazioni e persone protagonisti di storie di riscatto sociale. Ad oggi circa 30.000 studenti, circa 300 classi, hanno visto lo spettacolo in Teatro

 

Laboratori professionali nelle carceri minorili: corsi professionali dei mestieri teatrali, come sceno tecnica, illuminotecnica, fonico ecc, con l’obiettivo concreto di fornire un’opportunità di riscatto ai ragazzi detenuti una volta liberi. Al momento il progetto è attivo negli istituti penitenziari minorili  di Airola e Palermo

 

Lo spettacolo “Dieci storie proprio così”, parte integrante del progetto, opera dibattito sulla legalità che nasce da un’idea di Giulia Minoli e la regia di Emanuela Giordano nel 2011 in collaborazione la Fondazione Polis (Politiche integrate di Sicurezza per le vittime innocenti di criminalità) e il Teatro San Carlo. Oggi lo spettacolo è una co-produzione del Teatro Argentina di Roma, Piccolo Teatro di Milano, Teatro Mercadante di Napoli, Teatro Gobetti di Torino, ed è in tournèe su tutto il territorio nazionale.

 

Stiamo realizzando un film documentario, coprodotto da Jmovie e Rai Cinema, che percorre le tappe di questo esperimento virtuoso. Ci racconterà chi siamo, a che punto siamo arrivati e che cosa possiamo fare concretamente, tutti, come cittadini, contro la criminalità organizzata. Vogliamo raccontare un paese che ci contamina con il malaffare ma ci sorprende per la reazione di chi non vuole più subire. Ragazzi alla ricerca di uno scopo, parenti delle vittime, volontari, giovani imprenditori, professori, associazioni: c’è un mondo che caparbiamente va avanti, che delinea un futuro su cui dobbiamo investire. Non si può rimandare, non ci sono più scuse possibili.

Li chiamano muschilli, gli spacciatori in calzoncini. Per loro quale futuro? Se non diventano consumatori di eroina, se riescono a sopravvivere è difficile che possano imboccare altre strade che non siano quelle dell’illegalità, dello spaccio, dello scippo, del furto.

Così scriveva Giancarlo Siani sul quotidiano Il Mattino, nel suo ultimo articolo, prima di essere ucciso. Vorremmo dedicare a Giancarlo e a tutte le vittime della criminalità questo progetto, a loro e a tutti i ragazzi che ancora adolescenti si ritrovano coinvolti nelle maglie di un sistema che semina solo morte ed ignoranza” .