Il Palcoscenico della legalità: Le Storie

Le storie

Abbiamo iniziato questo viaggio nel 2011 a Napoli.

Volevamo capire, raccontare l’Italia, offesa dalla criminalità organizzata, collusa e infiltrata nell’amministrazione pubblica, ambiziosa di potere e di controllo, ben al di là dei suoi confini geografici, un’Italia assediata dalla mala cultura del sopruso a tutti i livelli della vita sociale.

Ma viaggiando, parlando, abbiamo scoperto un mondo di resistenza, un mondo in prima linea, gente che non vuole sentirsi sconfitta.

Siamo partiti dalla Campania con il racconto di due terribili fatti di camorra. La storia di Alberto Vallefuoco, Rosario Flaminio, Salvatore De Falco, uccisi a Pomigliano d’Arco il 20 luglio 1998, perché scambiati per appartenenti ad un clan rivale a quello dei killer; e con la storia di Silvia Ruotolo, uccisa a Salita Arenella, a Napoli, l’11 giugno 1997, da un proiettile vagante nel mezzo di uno scontro a fuoco tra clan.

Ma della Campania abbiamo voluto raccontare anche le storie di riscatto. E così un ragazzo ci racconta di come è stato salvato dalla strada grazie all’Associazione Figli in Famiglia, che ha creato un centro di aggregazione minorile in un appartamento confiscato al clan Mazzarella a San Giovanni a Teduccio, periferia est di Napoli.

C’è poi l’Officina delle Culture “Gelsomina Verde” (vittima innocente della criminalità organizzata, uccisa il 21 novembre del 2004 a Napoli), gestita dall’associazione Resistenza Anticamorra, che sorge in una ex-scuola di Scampia, utilizzata dalla camorra per nascondere armi e come “ricovero abusivo” dei tossicodipendenti. Il centro oggi accoglie laboratori, una scuola di musica, una palestra sociale, una comunità alloggio per minori. E ci sono le storie di chi sui beni confiscati alla mafia ha creato lavoro e accoglienza.

La Cooperativa Agropoli si è formata nel 1999 da un gruppo di giovani di San Cipriano d’Aversa e dai genitori di ragazzi disabili, e ha avuto in comodato d’uso una villa confiscata al boss Pasquale Spierto, per accogliere persone affette da disagio psichico. L’attività più significativa della cooperativa è rappresentata dalla Trattoria NCO, Nuova Cucina Organizzata. I ragazzi disabili lavorano nella trattoria che utilizza prodotti provenienti dalle terre confiscate alle mafie.

E infine c’è Radio Siani, dedicata alla memoria di Giancarlo Siani, inaugurata il 16 marzo 2009 in un bene confiscato al boss Giovanni Birra ad Ercolano. È una web radio nata dall’esperienza di Radio Onda Pazza del Circolo Arci “Peppino Impastato” di San Giovanni a Teduccio.

Il nostro viaggio è proseguito in Sicilia con la storia dei due magistrati morti nelle stragi di Capaci e Via D’Amelio: Giovanni Falcone, ucciso il 23 maggio 1992, insieme alla moglie Francesca Morvillo e agli agenti della scorta, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani; e Paolo Borsellino, ucciso il 19 luglio 1992, insieme ai cinque agenti di scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Ma della Sicilia raccontiamo la ribellione di ragazzi caparbi che hanno sfidato il pensiero comune e che oggi sono
diventati l’emblema di una rivoluzione culturale contro la mafia: parliamo di Addiopizzo, un movimento che nasce a
Palermo ed è formato da tutte le donne e gli uomini, i ragazzi e le ragazze, i commercianti e i consumatori che si
riconoscono nella frase “Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”. Tra le tante storie di
imprenditori che si sono ribellati al pizzo, raccontiamo quella di Giuseppe Todaro.

In Calabria abbiamo incontrato un altro gruppo di giovani caparbi, il Gruppo Cooperativo GOEL che nasce nel
2003 e ha come mission “il cambiamento socio-economico della Locride e della Calabria” riconoscendo nell’impresa
sociale il principale strumento di questo cambiamento. GOEL gestisce, oltre alla produzione agroalimentare
biologica a marchio GOEL Bio, che aggrega produttori vittime di aggressione mafiosa, il tour operator Turismo
Responsabile e il primo marchio di moda etica di fascia alta in Italia, CANGIARI.

E poi c’è la storia di Antonio Bartuccio, ex sindaco di Rizziconi, che vive ormai sotto scorta da anni per aver
denunciato i clan locali che volevano dettare legge nel Comune e sulla sua amministrazione. Ma oggi non esistono più territori circoscritti non ci sono più le mafie locali, i legami tra ‘ndrangheta calabrese e nord Italia sono una realtà.

Siamo andati all’Università degli Studi di Milano a parlare con Nando dalla Chiesa che è professore di sociologia della criminalità organizzata. Gli abbiamo chiesto di farci conoscere ricercatori e giovani giornalisti, che indagano, lavorano sulle mafie al Nord. È così che abbiamo incontrato Ester Castano che nel 2012, con un’inchiesta giornalistica, ha svelato alcuni fatti gravi nel comune di Sedriano, anticipando di sei mesi la Procura di Milano che eseguì diversi arresti per corruzione e collusione mafiosa.

E tra le storie dell’hinterland lombardo raccontiamo quella di Maria Ferrucci che ci ha raccontato quanto il territorio fosse contaminato dalla presenza della ‘ndrangheta e della difficoltà di recuperare strumenti e politiche per capire e contrastare in modo capillare questo fenomeno. Tra tanti, un caso eclatante, quello di Lea Garofalo, testimone di giustizia, uccisa dalla ‘ndrangheta il 24 novembre 2009 è divenuto l’emblema di un mondo sommerso che è esploso in tutta la sua crudeltà.

E poi c’è Roma. Roma è grande raccoglie tutto mafia, ‘ndrangheta, camorra, ma è preda di un fenomeno tutto autoctono che oggi conosciamo col nome di Mafia Capitale e che ancora non è possibile definire nella sua complessità. Anche a Roma il lavoro nei beni confiscati ai clan vede un esempio di imprenditoria virtuosa nella storia del Grand Hotel Gianicolo, albergo di lusso di Roma, sequestrato alla ‘ndrangheta e oggi affidato ad amministratori giudiziari nominati dalla Procura. Parallelamente alle dinamiche di Roma ci addentriamo ad Ostia, un municipio sciolto per mafia, un luogo di mare dove il litorale è preda di dinamiche che sono tutti i giorni all’attenzione di magistrati e stampa, come i fatti accaduti alla Spiaggia Libera – S*P*Q*R

Dal 2011 al 2016 tante sono le storie che ci hanno accompagnato e che abbiamo voluto raccontare e che vi riportiamo qui di seguito per ringraziare, per non dimenticare:

AMMINISTRATORI IMPEGNATI

Pasquale Cappuccio: consigliere comunale di Ottaviano, ucciso il 13 settembre 1978 per aver denunciato la
collusione della malavita con la politica in merito ad appalti e speculazioni edilizie volute dal boss Cutolo.

Mimmo Beneventano: consigliere comunale di Ottaviano, ucciso dai cutoliani il 7 Novembre 1980 per
aver denunciato le speculazioni edilizie della camorra.
Marcello Torre: sindaco di Pagani, ucciso dalla camorra l’11 dicembre 1980 per essersi opposto alle infiltrazioni
dei clan negli appalti per la rimozione delle macerie post terremoto.

BAMBINI E RAGAZZI
Fabio De Pandi: 11 anni, ucciso il 21 luglio 1991 al Rione Traiano da un proiettile vagante a seguito di una
sparatoria tra clan rivali.
Annalisa Durante: uccisa a 14 anni a Forcella, il 27 marzo 2004, in un conflitto a fuoco tra clan rivali.

Graziella Campagna: 17 anni, uccisa a Villafranca Tirrena il 12 dicembre 1985 per aver ritrovato nella tasca
di una giacca, presso la lavanderia in cui lavorava, un bigliettino che rivelava il vero nome di un boss palermitano latitante.

COMMERCIANTI SOGGETTI AL RACKET
Federico Del Prete: sindacalista dei commercianti ambulanti, ucciso il 18 febbraio 2002 a Casal di Principe
per aver denunciato il racket nei mercati della province di Caserta e Napoli.|
Libero Grassi: imprenditore, ucciso il 29 agosto 1991 a Palermo per non essersi piegato al pizzo.

MADRI
Teresa Buonocore: uccisa il 20 settembre 2010 al Ponte dei Francesi a Napoli per aver testimoniato al processo
contro l’orco che aveva abusato di alcune bambine, tra cui sua figlia.

VITTIME DI CRIMINALITÀ COMUNE
Paolino Avella: ucciso a San Sebastiano al Vesuvio il 5 aprile 2003 a seguito del tentativo di rapina del motorino.

UOMINI IMPEGNATI NELL’ANTIMAFIA SOCIALE
Don Peppe Diana: ucciso il 19 marzo 1994, parroco di Casal di Principe, pagò con la vita la sua esposizione
contro la camorra. Il suo scritto Per amore del mio popolo non tacerò è tuttora uno dei riferimenti culturali più
significativi dell’antimafia sociale.

GIORNALISTI

Giancarlo Siani: giornalista de “Il Mattino”, ucciso dalla camorra il 23 settembre 1975 per aver denunciato le
attività criminali della malavita e le sue infiltrazioni nella politica a Torre Annunziata.

Peppino Impastato: ucciso a Cinisi il 9 maggio 1978 per aver denunciato le speculazioni e gli affari della mafia
anche interni alla sua stessa famiglia.

COOPERATIVA “AL DI LÀ DEI SOGNI”
Gestisce, in un bene confiscato al boss Antonio Moccia a Sessa Aurunca, un Centro di prima accoglienza per
l’inserimento lavorativo, attraverso la coltivazione dei terreni e un canile per la pet-therapy.

COOPERATIVA “LE TERRE DI DON PEPPE DIANA”
Costituita tramite bando pubblico nel 2010, ha avuto in affidamento la tenuta agricola appartenuta al boss
Michele Zaza a Castel Volturno per la realizzazione di una fattoria didattica e del caseificio che produce la
“Mozzarella della Legalità”, primo prodotto campano realizzato sui terreni confiscati alla camorra.

DaSUD
Nasce in Calabria nel 2005 per sperimentare percorsi di giustizia sociale, sviluppare i diritti come strumento di
contrasto ai clan e ricostruire l’antimafia popolare. Ha raccontato con fumetti, musica e linguaggi innovativi i
femminicidi di mafia, analizza la trasformazione del ruolo delle donne nei clan e promuove campagne e politiche
per la parità di genere. Dal 2009 l’associazione ha la sua sede nazionale a Roma, dove ha aperto la prima
mediateca sulle mafie e l’antimafia della Capitale. Alla fine del 2015 la sede è stata chiusa ma DaSUD continua a
operare in città.

MARANO RAGAZZI SPOT FESTIVAL
Premia i migliori spot di pubblicità sociale pensati e realizzati dai ragazzi delle scuole elementari, medie e
superiori italiane. Il Festival realizza anche progetti educativi in collaborazione con gli Istituti Penali della
Regione Campania e in particolare con l’Istituto Penale Minorile di Nisida.

FONDAZIONE SILVIA RUOTOLO ONLUS
Si prefigge di contrastare la devianza della subcultura mafiosa partendo dall’infanzia, perché il giovane che quel
giorno ha sparato a Silvia Ruotolo aveva fatto della criminalità un’assurda opportunità per il futuro.

FONDAZIONE GIOVANNI E FRANCESCA FALCONE
Promuove la cultura dell’impegno civile e l’educazione alla legalità attraverso iniziative di carattere sociale e culturale
che coinvolgano i giovani. Promuove il perfezionamento della professionalità degli apparati investigativi e giudiziari
impegnati nell’azione di prevenzione e di contrasto della criminalità organizzata. Favorisce l’integrazione e la
cooperazione tra i sistemi giudiziari europei ed internazionali. Dal 1996 ha ottenuto dall’ONU il riconoscimento dello status consultivo in qualità di ONG presso l’ECOSOC.

CENTRO STUDI PAOLO BORSELLINO
Si ispira agli insegnamenti del giudice Borsellino per il superamento della subcultura mafiosa. Promuove attività
finalizzate alla conoscenza e allo sviluppo di pratiche di impegno educativo, sociale e culturale che valorizzano
prassi di “memoria operante”.

CENTRO SICILIANO DI DOCUMENTAZIONE GIUSEPPE IMPASTATO
È il primo centro studi sulla mafia sorto in Italia, fondato nel 1977 da Umberto Santino e Anna Puglisi.
Il Centro ha lo scopo di sviluppare la conoscenza del fenomeno mafioso e di altri fenomeni ad esso assimilabili, a livello nazionale e internazionale. Promuove iniziative per elaborare e diffondere la cultura della legalità, dello
sviluppo e della partecipazione democratica, attraverso la raccolta di materiali di carattere politico, economico, storico, sociologico, studi, ricerche