Il Palcoscenico della Legalità : Nelle Scuole

 

I Laboratori nelle Scuole

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I destinatari diretti del progetto sono studenti delle scuole medie e superiori e i loro docenti.

Tutti gli studenti coinvolti nei laboratori assistono allo spettacolo “Dieci storie proprio così” presso il Teatro della propria regione.

Il percorso prevede incontri tra studenti, insegnanti e testimoni. A coordinare gli incontri sono gli attori/formatori dello spettacolo, accompagnati dai dottorandi delle Università e associazioni partner.

Il progetto utilizza il linguaggio del Teatro come strumento di sensibilizzazione e di educazione alla legalità. Viene affrontato il concetto di etica e di bene comune attraverso strumenti, pratiche pedagogiche e il gioco collettivo. Viene evidenziato il ritorno positivo di un comportamento rispettoso dei principi etici, in termini di crescita economica e sviluppo sociale. Gli aspetti drammatici che hanno caratterizzato e caratterizzano la lotta alla criminalità organizzata, vengono confrontati con gli esempi di successi ottenuti in termini di impresa, di reazione, di riorganizzazione economica e sociale di un territorio. Vengono analizzate con gli studenti cause ed effetti, ipotesi e obiettivi per riabilitare la collettività minacciata e contaminata da poteri criminali.

I° INCONTRO

Attraverso giochi di ruolo, esercizi di concentrazione, di ascolto dell’altro, di condivisione dello spazio e della parola, gli studenti vengono spinti a ragionare su “cosa può accadere se il mio interesse privato diventa l’unica forma di coesistenza umana e quali sono le alternative a questa scelta”. Si introducono i temi affrontati nello spettacolo, analizzando in particolar modo le realtà territoriali di riferimento degli studenti coinvolti.

II° INCONTRO

A seguito della visione dello spettacolo Dieci storie proprio così, gli studenti vengono coinvolti in un momento di riflessione e dibattito direttamente con gli attori, alla presenza dei testimoni/protagonisti delle storie raccontate nella drammaturgia.

FACCI CASO!

Dopo aver riflettuto su quanto visto in scena e maturato durante il progetto, viene proposto un percorso di approfondimento denominato FACCI CASO!, che ha l’obiettivo di indirizzare gli studenti a osservare il proprio comportamento quotidiano, quello della propria famiglia, del proprio quartiere, del proprio paese, nell’ottica di assunzione di responsabilità e cittadinanza attiva.

Il percorso del Facci caso! viene seguito in ogni regione da un giornalista locale di riferimento, che ha il ruolo di tutor per studenti e insegnanti nell’analisi delle tematiche riferite al proprio territorio; nel tutoraggio vengono coinvolte anche associazioni locali.

Il percorso Facci Caso! è così strutturato:

  1. Tour delle storie della propria città di cui si parla nello spettacolo;
  2. Incontro con gli attori/formatori in cui vengono dati gli strumenti ai ragazzi per lo sviluppo di un output collettivo. Il prodotto finale dovrà essere una rielaborazione creativa dell’attività di ricerca svolta e sarà un’opera inedita legata allo spettacolo e al percorso formativo: grafici, monologhi radioscritture, dialoghi, mini documentari d’inchiesta, cortometraggi ecc.). I prodotti migliori verranno selezionati e premiati per categoria
  3. Incontro finale con il tutor per la cura delle opere in via di realizzazione.

INCONTRO CON GLI INSEGNANTI

E’ previsto uno specifico approfondimento rivolto ai docenti in modo da motivarli e coinvolgerli preparandoli a sostenere un percorso che possa continuare ad essere motivo di riflessione e di indagine con le classi anche nel futuro.

Nel primo incontro, attraverso giochi guidati, ci si esercita all’ascolto dell’altro ed alla dialettica di gruppo. Vengono poi introdotti e spiegati i temi affrontati nello spettacolo. Grazie a simulazioni di percorso si pone l’accento sul ruolo della scuola e degli insegnanti nello sviluppo di una coscienza civile dello studente, sugli strumenti per indagare il presente, sul concetto di “educazione alla legalità” e di responsabilità civile.

Un secondo incontro avviene a seguito della visione dello spettacolo “Dieci storie proprio così”. In quest’occasione si forniscono agli insegnanti spunti da utilizzare con gli studenti per la creazione di un percorso d’indagine che parta dall’agire quotidiano e scaturisca in una “formulazione di futuro”.

Dal diario redatto dagli attori dopo gli incontri di classe nelle scuole

Appena entrati in classe i ragazzi esprimono subito il desiderio di mettere da parte i banchi e ritrovarsi in quel cerchio che se da un lato li espone, dall’altro li fa sentire una comunità.

Attraverso il gioco è impossibile diventare moralisti, le sue regole non te lo consentono.

Tutti sono alla pari perché il gioco ha bisogno di una soluzione pratica, le parole restano impotenti.

Siamo partiti  dalla storia triste di  Gelsomina Verde e siamo finiti a parlare di legalità, responsabilità, del ruolo importantissimo della famiglia, di speranze, di sogni e del rispetto delle regole. Si intuiva che avevano fame di sapere, capire.

Ancora una volta i ragazzi hanno tirato fuori che “certe cose ci succedono ormai senza che ci facciamo più caso”. E poi c’è chi  si  domanda con rabbia  “ma io  che cosa posso fare per cambiare quello che mi sta intorno?”.  Credo che già porsi la domanda sia l’inizio di un percorso.

Un’ora e quaranta passata a parlare di tutto e di niente  per arrivare a quei venti minuti che hanno spazzato via tutto il resto. Proprio come a teatro, quando all’improvviso qualcosa cattura la tua attenzione ed è quello che conta.  I “padroni del caos” si sono trasformati nei pionieri del dibattito affermando con forza ciascuno il proprio pensiero.

Nuovi ragionamenti, pensieri, tante cose da dire e da ridire con altre parole, certezze e dubbi. Una domanda tra tutte: “ma anche i ragazzi delle altre scuole la pensano come noi?”. Come una “speranza” di non essere gli unici, i soli, di non sentirsi abbandonati.

Qualcosa c’è,  freme, ma non si vede,  si nasconde dietro una corazza che comincia a farsi pesante.

Un ragazzo ha detto: “meglio questi incontri che uno spettacolo teatrale, almeno qui posso intervenire e dire la mia mentre a teatro mi annoio, mi sembra che non mi riguarda”.  Speriamo che non lo dica anche di Dieci Storie proprio così ma intanto ha detto la sua.

Dello spettacolo, quasi tutti gli studenti ricordano dei dettagli , chi la lista dei nomi delle vittime innocenti, chi il fotogramma finale di Falcone e Borsellino, chi l’energia e la tensione di alcune scene.

Ci siamo soffermati su quanto sia importante  “coltivarsi “ per avere gli strumenti che un giorno potranno renderci liberi, cittadini consapevoli.